La doppia deportazione

Deportati montenegrini: dal campo di concentramento di Ponza ai lager tedeschi


La ricostruzione del tragitto di internamento e 'doppia deportazione' di alcuni civili montenegrini attraverso i campi di concentramento di Ponza, Renicci, Norimberga, Flossenbürg, Buchenwald e Dora, si basa principalmente sulla testimonianza di Branko Petričević pubblicata nel 20081, integrata dalla più concisa dichiarazione di Milorad Petrović rilasciata nel 19462.

Dal Montenegro a Ponza


Branko Petričević nacque a Podgoriza in Montenegro il 2 giugno 19133. Dopo aver terminato la scuola dell'obbligo e il ginnasio a Podgoriza, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza a Belgrado, dove si laureò nel 1939. Del periodo universitario Petričević ricorda: "prima dell'inizio della guerra facevo parte dei gruppi universitari progressisti e con loro partecipai a numerose manifestazioni durante le quali fui fermato due volte". Dopo la laurea fu assunto come impiegato presso l'Ente postale.

Svolto il servizio militare a Belgrado come ufficiale riservista, Petričević venne inviato allo scoppio della guerra (aprile 1941) a Kragujevac in qualità di comandante di un plotone motorizzato. Fu poi trasferito a Sarajevo: "e all'arrivo dei tedeschi, fummo imprigionati e rinchiusi nella caserma nei pressi della stazione ferroviaria, da cui riuscii ad evadere la sera del 17 o 18 aprile 1941".

Essendosi diffusa la notizia che a Belgrado i servizi speciali stavano arrestando tutte le persone che erano conosciute come attivisti rivoluzionari, Petričević decise di tornare a Podgoriza dove entrò in contatto con il segretario del comitato cittadino Sava Pejanović il quale gli consigliò di rimanere in città perché si stava organizzando la risposta militare da parte partigiana alla violenta repressione che il generale e governatore Alessandro Pirzio Biroli stava mettendo in atto nel tentativo di reprimere la rivolta comunista e patriottica montenegrina4.

"Ma le cose andarono diversamente". Racconta Petričević: "Venni arrestato il 9 dicembre 1941 e rinchiuso nella "Kuća Rogosić". Rimasi in carcere due giorni e venni poi rilasciato. Col senno di poi posso dire che era una strategia per poterci seguire, vedere con chi parlavamo e poter catturare altri resistenti." E difatti venne arrestato di nuovo e rinchiuso nell'ex istituto penitenziario di Podgoriza. E la detenzione questa volta si sarebbe prolungata fino alla fine della guerra.

La deportazione a Ponza


Nel marzo del 1942, con altri 200-300 arrestati, Petričević venne condotto nel carcere di Napoli: "costruito seguendo il modello americano di Sing Sing", ricorda con una punta di orgoglio. "Eravamo costantemente sorvegliati dalle guardie che ci controllavano attraverso uno spioncino alla porta. Dalle sbarre delle finestre potevamo vedere uno spicchio di cielo. E da Napoli ben presto fummo internati sull'isola di Ponza".

Nell'estate del 1941, il Ministero dell'interno decise di trasformare l'ex colonia di confino di Ponza in un campo di concentramento della capienza di circa 800 posti da destinare ai civili deportati dai paesi della Jugoslavia occupati dagli italiani. Il primo trasporto, composto da 178 uomini e 15 donne, arrivò a Ponza il 5 marzo 1942. Il 24 marzo arrivarono sull'isola altri 112 uomini e 24 donne. In giugno fu deportato a Ponza un gruppo di "intellettuali indesiderabili" di kosovari di etnia serba proveniente da due campi di concentramento in territorio albanese. Il numero più alto di internati a Ponza si ebbe nel mese di luglio del 1943 quando erano presenti 708 persone5.

Branko Petričević - esagerando nei numeri - ricorda: "Dai miei calcoli a Ponza c'erano circa 1.000 internati, quasi tutti provenienti dal Montenegro e dalla Metohija - la regione del Kosovo sacra ai serbi. I cancelli del lager venivano aperti all'alba e chiusi al tramonto. Di giorno i detenuti potevano girare liberamente per l'isola. Le persone che ricevevano i pacchi da casa con i soldi potevano sedersi ai caffè e quelli che non avevano un soldo giravano senza meta. Ci siamo ubriacati più volte e abbiamo intonato l'Internazionale. I carabinieri ci dicevano 'signore, la prego, non cantare'. Le persone ubriache venivano ricondotte all'interno del campo, ma senza l'utilizzo della violenza. Spesso nei lager tedeschi ho ripensato al periodo di Ponza. Avevamo abbastanza libertà per non soffrire di nostalgia di casa. A Ponza in 16 mesi di permanenza sono morte due persone di morte naturale.

A livello politico l'unica nostra attività era quella di arginare la propaganda dei nazionalisti, e per nazionalisti intendo tutte quelle persone anticomuniste, molto spesso apolitiche, che in realtà non fecero nulla di grave, né maltrattavano persone né collaboravano con gli italiani e i tedeschi. Ma per questa loro definizione di "nazionalisti" passarono dei guai al rientro in Jugoslavia."

Da Ponza a Renicci

Con la caduta di Mussolini iniziarono i piani di evacuazione del campo di concentramento di Ponza6. Rammenta Petričević: "all'inizio di settembre fummo trasferiti a gruppi in Italia centrale. Il primo gruppo, di cui facevo parte io, fu trasportato in treno al campo di concentramento di Renicci e l`8 settembre, il giorno della capitolazione, eravamo in transito a Roma. A Renicci ci siamo organizzati politicamente sotto il comando di Pavle Kadović, membro del partito comunista dal 1932 e attivo già a Ponza".

Il gruppo di Ponza arrivò a Renicci in data 8-9 settembre, e vi trovò una situazione molto movimentata. I detenuti, che fin dal 25 luglio attendevano con ansia la liberazione, con l`8 settembre avevano deciso di forzare la situazione. Il 9 settembre per sedare una manifestazione interna al campo i militari italiani spararono sugli internati ferendone quattro.

"I tedeschi avevano già occupato la penisola e tra gli amministratori del campo iniziò il caos. Verso il 13 o il 14 settembre diminuì notevolmente il numero di carabinieri di guardia al lager di Renicci. In realtà si erano dati alla fuga, e noi abbiamo colto l'occasione per tagliare la recinzione del campo. Il resto dei carabinieri non ha opposto alcun tipo di resistenza, cosicché ci liberammo. Per direttiva di Kadović ci siamo divisi in piccoli gruppi in modo da fuggire verso il Sud e unirci agli Alleati, che erano sbarcati a Salerno, oppure per raggiungere la costa adriatica e tornare in Jugoslavia".

Le diverse ricostruzioni dell'accaduto7 raccontano di come una marea di detenuti si riversò nelle campagne di Anghiari, chi cercando di andare verso Nord seguendo il corso del Tevere a ritroso (gli sloveni), chi a est in direzione dell'Adriatico seguendo il tracciato della ferrovia appenninica che collegava Anghiari a Fossato di Vico.

"Ero nel gruppo con Veljko e Milorad Petrović, Vojslav e Branko Novaković, Milivoj Vukičević, Cvetko Mišolić, Todor Marinković, Đorđe Vukičević e altri che si erano uniti a noi. Raggiungemmo Fossato a sud. Ci si avvicinò un italiano di mezza età, comunista, che ci disse di andare ancora più a sud dove erano attive le formazioni partigiane. Avevamo fame ed eravamo sfiniti. Ci fece riposare al pian terreno di una casetta che aveva il cortile recintato da un muro. Le persone della casa dimostrarono una grande simpatia nei nostri confronti. Ci diedero un bel piatto di pasta e dell'ottimo vino. Chiacchierammo e decidemmo di riprendere il cammino, ma la milizia fascista aveva circondato la casa. Ci catturarono e ci consegnarono ai tedeschi di passaggio in città, i quali ci riportarono a Renicci".

Da Renicci allo stalag di Norimberga e al campo di concentramento di Flossenbürg

"Trascorsa una notte ci fecero salire su dei carri scoperti e ci trasportarono in Germania8. I tedeschi probabilmente non avevano informazioni complete su di noi e ci rinchiusero dapprima in un lager per prigionieri di guerra a Norimberga. Eravamo solo jugoslavi. Eravamo circa 700."

A Norimberga trascorsero 14 giorni in quarantena prima di essere trasferiti al campo di concentramento di Flossenbürg.

"Già alla stazione di Flossenbürg cominciò l'inferno. Ci attendevano le SS che ci tirarono giù dal treno prendendoci per i piedi e le braccia, picchiandoci. La stazione è lontana due-tre chilometri dal lager e bisognava passare per il paese, la cui popolazione ci inveiva contro. A Flossenbürg ci furono tagliati i capelli. I medici delle SS ci giravano intorno e fummo catalogati in base alla condizione fisica. Io ero in buone condizioni perché in Italia ricevevo oltre al cibo del campo anche i pacchetti che mia madre mi mandava dal Montenegro. Mi chiesero che mestieri facessi e ho detto che ero impiegato alle poste."

Da Flossenbürg a Buchenwald

Secondo la testimonianza di Petričević il suo gruppo fu trasportato dopo 15-20 giorni a Buchenwald. Erano in 350 circa. Altre testimonianze affermano che il gruppo arrivato a Buchenwald fosse di 500 persone9. Gli altri rimasero a Flossenbürg, e Petričević probabilmente si avvicina alla verità nel dire che: "Da quel che so morirono tutti, perché le condizioni a Flossenbürg erano tremende."

"Dopo circa una settimana dall'arrivo a Buchenwald ci vennero a trovare delle persone. Mi ricordo in particolare uno sloveno. Voleva sapere come fossimo schierati politicamente10. A noi quelle domande sembrarono provocatorie e quindi ci mettemmo sulla difensiva. Probabilmente fu proprio a causa dello sloveno che solo una minima parte del nostro gruppo rimase a Buchenwald. Tra l'altro non fece nemmeno una buona scelta, perché quelli che rimasero non erano assolutamente dei comunisti. Se è vero che lo sloveno insieme ad altri aveva la possibilità di decidere su chi dovesse partire da Buchenwald e chi restare, l'atteggiamento diffidente che noi sedici11 - che avevamo fatto già Ponza e Renicci - tenemmo nei suoi confronti ci fece considerare in maniera estremamente negativa, visto che ci hanno mandato a Dora12".

Sia Petričević che Petrović alludono al Comitato clandestino comunista di Buchenwald che, infiltrato nell'amministrazione del campo, di fatto poteva influire sul destino di molti deportati.

Da Buchenwald a Dora


Milorad Petrović afferma che al campo di Dora-Mittelbau furono mandati in 450, di cui solo 40-50 sopravvissero. Continua Petričević: "Gli internati chiamavano il campo di Dora "Il lager della morte". Dalla fine di ottobre del 1943 bisognava costruire i tunnel e gli spazi sottoterra. Si lavorava ininterrottamente con turni di 12 ore. Da ottobre 1944 alla primavera 1945 tutto il lager si trovava sottoterra. Si lavorava sia a scavare ulteriori tunnel e locali, sia nei cantieri delle fabbriche Junkers che producevano aerei, così come alla costruzione dei missili V2. Per mesi non abbiamo visto il cielo. La mortalità era altissima. Nei tunnel dove dormivamo non c'era areazione e la polvere che si alzava dopo ogni esplosione delle mine ci soffocava. Secondo i calcoli dei detenuti stessi, si sopravviveva in media due mesi. Ne è una prova che ogni settimana giungevano nuovi trasporti con 500 detenuti a prendere il posto dei deceduti. Peggio di tutti stavano i russi, poi noi jugoslavi, montenegrini e dalmati. Noi pero resistevamo di più dei belgi e dei francesi, probabilmente perché venivamo da zone in cui la medicina moderna non era ancora diffusa e quelli che sopravvivevano alle condizioni naturali erano i più robusti, una specie di selezione naturale.

La vita nei tunnel era resa ancora peggiore dalla qualità e quantità del cibo. Per andare nel reparto adibito a dormitorio bisognava passare per una strettoia e venivano sempre bastonati, cosicché andare a letto era diventata una tortura. L'igiene era assente e invece delle toilette avevamo dei secchi. I miei capelli erano infestati di pidocchi. Eravamo ridotti a scheletri. Solo i polpacci sembravano ancora in carne. Ma premendoli con il dito ci rimaneva una fossa impressa, perché erano pieni di acqua. Abbiamo vissuto quei cinque mesi come in un incubo, giorno dopo giorno.

In primavera il lager sottoterra era pronto. Furono costruite le ultime baracche all'entrata. E rivedemmo la luce. Per noi era un segno di speranza. Fummo rapati e ci fecero fare un bagno in una vasca piena di disinfettante. La calca nella vasca costò la vita ad alcune persone. Altre si ammalarono subito dopo di polmonite, perché usciti dalla vasca ci fecero rivestire con gli indumenti che nel frattempo erano stati bolliti per essere disinfettati e che erano ancora zuppi d'acqua.

La mattina ci alzavamo alle 5. Bevevamo una specie di caffè, l'acqua non era potabile, e mangiavamo un tozzo di pane, poi c'era l'appello e si iniziava a lavorare nei tunnel fino alle 16.

Di noi sedici che venivamo da Ponza, Renicci, Flossenbürg e Buchenwald ne sono morti nove. Più di tutti mi spiace per Branko Novaković, morto di tubercolosi. Non si è mai lamentato, ma devo dire lo stesso per gli altri. Sono morti stoicamente anche il giudice Bašić e il giovane Milivoje Radivojević. Bašić soffriva di infiammazione ai reni, ma ha continuato a lavorare 12 ore per poi essere liquidato dai tedeschi. Allo stesso modo Radivojević si spense senza lamentarsi una volta. Todor Marinković e Đorđe Vukičević sono morti dopo l'evacuazione del lager. E poi morirono Vučeta Petrović, Pero Mutoša, il tipo di Pljevlja e Ivo Čubranović.

L'evacuazione di Dora iniziò in aprile 1945 e si svolse per gruppi. Ci fecero entrare nei vagoni, eravamo io, Veljko Petrović, Milivoje Vukičević e due-tre sloveni, dandoci un pezzo di pane e della conserva per il viaggio. I tedeschi facevano fermare il convoglio una volta al giorno per il rifornimento di acqua. Noi approfittavamo della sosta per espletare i nostri bisogni fisici e bere. Nei vagoni si stava talmente stipati che chi si accovacciava era destinato a morire perché calpestato dagli altri. Noi ci siamo salvati perché stavamo all'angolo e mettendo la mano fuori riuscivamo ad indirizzare verso di noi un po' di aria fresca.

A Ravensbrück facemmo una sosta e i cadaveri vennero scaricati. Dopo qualche giorno fu detto ai sani di proseguire il viaggio a piedi, mentre gli ammalati furono lasciati nel campo e rassicurati che non gli sarebbe successo nulla. Ed effettivamente da quel che so non gli fu torto un capello, dopo che gli alleati avevano effettuato un volantinaggio dal cielo avvisando i tedeschi di non ucciderli, se volevano evitare la totale distruzione delle città tedesche.

Camminammo 3-4 giorni sotto sorveglianza. Verso Lübeck le guardie prese dal panico scomparvero ed io mi nascosi insieme alla maggior parte delle persone in un deposito. Abbandonati a noi stessi, decidemmo di continuare il cammino, evitando però le strade principali su cui transitavano i civili tedeschi in fuga dai russi. Dalle parti di Pritzwalk pernottammo di nuovo. Lì si aggiunsero a noi molti deportati che riuscirono a sfuggire dalle colonne tedesche. Incontrammo i russi. Fui rimpatriato passando per Praga, in cui mi fermai un mese per aiutare il comitato Jugoslavo nel rimpatrio."

Thomas Porena (2018)

Nota 1
Dragoljub M. Kočić, Zapisi iz logorskog pakla, Belgrado, 2008, pp. 58-71. I brani riportati sono tradotti dall’autore. Da notare che la testimonianza di Petričević si riferisce quasi esclusivamente al gruppo di montenegrini di religione cristiano-ortodossa.
Nota 2
Milorad Petrović, testimonianza rilasciata nel 1946 conservata presso l’Archivio di Jugoslavia a Belgrado nel fondo della Commissione di Stato per le inchieste sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori (AJ 110-584-634).
Nota 3
Branko Petričević è deceduto nel 1982.


Nota 4

Alessandro Pirzio Biroli (Campobasso, 23 luglio 1877 – Roma, 20 maggio 1962), fu un generale della IX Armata. Dal 3 ottobre 1941 fino al 20 luglio 1943 fu governatore del Montenegro dove era stato inviato il 15 luglio 1941 con pieni poteri militari e civili con il compito di reprimere la rivolta scoppiata pochi giorni prima. Viene ricordato per suoi metodi violenti e brutali.


Nota 5
Carlo Spartaco Capogreco: I campi del duce. L'internamento civile nell'Italia fascista (1940-1943) (Torino, 2004), p. 202.
Nota 6

Il comandante del campo redasse una lista di 541 internati da trasferire al campo di Renicci di Anghiari, in provincia di Arezzo. Cfr. Carlo Spartaco Capogreco: I campi del duce. L'internamento civile nell'Italia fascista (1940-1943) (Torino, 2004), p. 202.


Nota 7
Tra le altre cfr. Giorgio Sacchetti, “Ventotene-Renicci d’Anghiari: dal confino al campo di concentramento”, in: A. Rivista Anarchica, anno 40 n. 354, http://www.arivista.org/?nr=354&pag=61.htm#note (ultimo accesso 29.01.2018); Daniele Finzi: La vita quotidiana di un campo di concentramento fascista: ribelli sloveni nel querceto di Renicci-Anghiari (Arezzo) (Roma 2004), p. 82.
Nota 8
Al momento non sono del tutto chiare le modalità con le quali è stato organizzato il trasporto degli internati di Renicci verso la Germania. Altre testimonianze (cfr. la scheda “Da Molat ai campi di concertamento della Germania”) sembrano confermare il numero di circa 700 deportati. Nel nostro data base degli internati si trova un elenco di circa 400 nomi di deportati da Renicci.
Nota 9

Cfr. la testimonianza di Ivan Hočevar in Dragoljub Kočić: Jugosloveni u koncentracionom logoru Buhenvald 1941-1945 (Belgrado 1989), pp. 71-72; e di Milorad Petrović, AJ 110-584-634.


Nota 10
Probabilmente si tratta dei membri del collettivo comunista clandestino. Cfr. la scheda “Dal carcere di Perugia a Dachau e Buchenwald”; e le biografie di Vido Popović e Jerko Matošić.
Nota 11

Il gruppo di Podgoriza era composto dai fratelli Veljko e Milorad Petrović, i fratelli Branko e Vojslav Novaković, Milivoje Vukičević, Vučeta Petrović, Todor Marinković, Đorđe Vukičević, Blažo Ulić, Pero Mugoša, Branko Petričević, il pope Pavle Vrbica, di Njeguši, il giudice Stevan Bašić e Milivoje Radivojević di Priština, un anziano musulmano delle parti di Pljevlja e Ivo Čubranović della zona di Podgoriza.

 


Nota 12
In realtà non tutti furono mandati a Dora e Laura. Alcuni furono trattenuti a Buchenwald, altri mandati al sottocampo di Weirnigerode, luogo in cui le condizioni di internamento erano più sopportabili. Cfr. Milorad Petrović AJ 110-584-634.
AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Stalag
Campo tedesco per prigionieri di guerra. Le condizioni di vita negli stalag erano molto diverse a seconda della nazionalità dei prigionieri (alleati, sovietici, internati militari italiani, ecc.).
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.


Gemeinschaftslager
I Gemeinschaftslager, così come i Wohnlager, erano lager non sorvegliati per lavoratori stranieri, mentre gli Arbeitslager erano sorvegliati. In genere solo per questi ultimi si utilizza il concetto di lavoro forzato, ma attualmente gli storici tendono a rivedere decisamente il concetto di lavoro forzato estendendolo a rapporti di lavoro che solo apparentemente sono liberi ma che di fatto erano forzati. In particolare la discussione attuale tende ad orientarsi verso un concetto di lavoro forzato che comprende questi tre elementi distintivi:
- dal punto di vista giuridico l'impossibilità per il lavoratore di sciogliere il rapporto di lavoro,
- dal punto di vista sociale le limitate possibilità di influenzare significativamente le condizioni del proprio impiego,
- una tasso di mortalità elevato che indica un carico di lavoro superiore alla media e una disponibilità di mezzi di sostentamento inferiore al bisogno effettivo.

si veda [https://www.bundesarchiv.de/zwangsarbeit/geschichte/auslaendisch/begriffe/index.html]
AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Stalag
Campo tedesco per prigionieri di guerra. Le condizioni di vita negli stalag erano molto diverse a seconda della nazionalità dei prigionieri (alleati, sovietici, internati militari italiani, ecc.).
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.


Gemeinschaftslager
I Gemeinschaftslager, così come i Wohnlager, erano lager non sorvegliati per lavoratori stranieri, mentre gli Arbeitslager erano sorvegliati. In genere solo per questi ultimi si utilizza il concetto di lavoro forzato, ma attualmente gli storici tendono a rivedere decisamente il concetto di lavoro forzato estendendolo a rapporti di lavoro che solo apparentemente sono liberi ma che di fatto erano forzati. In particolare la discussione attuale tende ad orientarsi verso un concetto di lavoro forzato che comprende questi tre elementi distintivi:
- dal punto di vista giuridico l'impossibilità per il lavoratore di sciogliere il rapporto di lavoro,
- dal punto di vista sociale le limitate possibilità di influenzare significativamente le condizioni del proprio impiego,
- una tasso di mortalità elevato che indica un carico di lavoro superiore alla media e una disponibilità di mezzi di sostentamento inferiore al bisogno effettivo.

si veda [https://www.bundesarchiv.de/zwangsarbeit/geschichte/auslaendisch/begriffe/index.html]
AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.


AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.