La doppia deportazione

Dal campo di concentramento di Molat alla Germania


Nei primi mesi del 1943, 300 internati civili - cittadini appartenenti ai territori annessi della Dalmazia - vengono trasferiti dal campo di concentramento italiano di Molat a quello di Fertilia.


Molat


A partire dal giugno 1942, nel campo di concentramento di Molat vengono rinchiusi centinaia di civili provenienti da diverse parti della Dalmazia. Spesso arrivano a Molat dopo essere stati detenuti in altri luoghi: prigioni locali o campi come Zlarin o l’hangar di Vodizze/Vodice1. In altri casi, i civili rastrellati in azioni condotte nei paesi della costa dalmata vengono condotti direttamente al campo di Molat con un piroscafo appositamente adibito a questo tipo di trasporti: il Topola, che i locali chiamano “Crna Marica2.


A Molat le condizioni sono estremamente dure. Nei primi mesi il campo è provvisto solo di tende, insufficienti per difendere gli internati dalla pioggia e dalle intemperie. In seguito vengono costruite diverse baracche, in ognuna delle quali vengono raccolte più di 200 persone. Le testimonianze ricordano maltrattamenti e pesanti punizioni corporali da parte delle guardie italiane. Oltre alla penuria di cibo, ciò che viene spesso rievocata è la mancanza di acqua, razionata a mezzo litro giornaliero per internato3.


Nel campo si registrano momenti particolarmente duri. Secondo diverse testimonianze, nei mesi di febbraio e marzo 1943 – per circa 40 giorni – l'amministrazione del campo impedisce l'arrivo dei pacchi viveri che, inviati dai famigliari e conoscenti, sostanzialmente permettono la sopravvivenza degli internati. Quel periodo viene ricordato con disperazione tra gli ex detenuti, che sottolineano la frequenza quotidiana dei decessi per fame4.


Dall'estate del 1943, hanno luogo le prime fucilazioni dei famigliari dei partigiani, considerati “ostaggi”, come rappresaglia per le azioni di guerriglia condotte dal movimento di resistenza5. Ricorda un testimone: "la nostra vita era sempre appesa a un filo. La sensazione che ci suscitava l’arrivo della barca a motore che veniva a prelevare gli ostaggi da fucilare era terribile. Delle 2.000 persone che mediamente stavano nel campo non si sentiva nemmeno una voce. Tutti vedevano nella barca il mezzo che li avrebbe condotti al patibolo. Solo quando la barca a motore aveva portato via le vittime designate per la fucilazione, lentamente tornava la vita in coloro che rimanevano nel campo, per vivere la stessa cosa nel giro di qualche giorno, quando la barca a motore sarebbe tornata per nuove vittime”6.

Fertilia


I 300 internati deportati da Molat a Fertilia raggiungono la Sardegna in due scaglioni: il primo composto da 75 civili arriva il 21 gennaio 1943; il secondo gruppo di 275 prigionieri lascia Molat tra l’8 e il 9 marzo per arrivare a Fertilia il 23 dello stesso mese7. Qui sono costretti a lavorare alle dipendenze dell'Ente Sardo di Colonizzazione, in particolare alla costruzione di strade e in lavori agricoli legati alla bonifica.


Gli internati vengono sistemati in magazzini militari adibiti a campo di internamento. Il gruppo è distribuito in due grandi baracche8. Le condizioni di vita e di lavoro non sono buone. La sistemazione è precaria tanto che i prigionieri sono costretti a dormire sul cemento. Il vitto è molto scarso, costituito da un po’ di pane, acqua e qualche fagiolo9.


Gli internati, le cui condizioni fisiche sono già segnate dalla precedente prigionia a Molat, si lamentano inoltre dell'atteggiamento violento di alcune guardie che non esitano ad usare un frustino quando qualcuno di loro si attarda ad alzarsi.
Un testimone ricorda come gli internati fossero tenuti a “zappare i vigneti, falciare i prati, ripulire i canali infettati dai bacilli malarici, scaricare e nascondere munizioni e nafta“. Si lavora in campi situati nei pressi dell’aeroporto e di altre strutture a uso militare che sono spesso oggetto degli attacchi dell'aviazione Alleata. Oltre a rischiare la vita per i bombardamenti, durante questi lavori – in particolare con l’arrivo dell’estate - gli internati si ammalano di malaria, per la quale non ci sono medicinali o assistenza sanitaria nel campo10.


I detenuti che si rifiutano di lavorare o perché malati o per via della debolezza dovuta alla scarsa alimentazione vengono lasciati senza o con poco cibo11. Fino a un certo punto nel campo è possibile ricevere del denaro da casa – mentre sono vietati i pacchi viveri – e ciò alimenta l’attività di contrabbando. Il cibo viene venduto nel campo a prezzi estremamente elevati dal personale di sorveglianza12. Secondo alcune testimonianze ci furono anche casi di abusi sessuali nei confronti di alcuni giovani internati da parte del personale di vigilanza13


I 300 internati civili provenienti dalla Dalmazia rimangono nel campo di Fertilia fino al luglio 1943, quando, in seguito allo sbarco alleato in Sicilia, gli italiani decidono di trasferire in terraferma tutti i prigionieri ancora presenti in Sardegna.
In previsione di questo trasferimento il Comando Forze armate della Sardegna protesta nei confronti dell'Ente Sardo di Colonizzazione per le "deplorevoli condizioni [degli internati], tali da destare penosissima impressione. Essi sono ignudi, scalzi, taluni con una semplice mutandina ricavata da una fodera dei pagliericci"14.
Così, il 26 luglio 1943, il giorno dopo l'arresto di Benito Mussolini, i deportati politici vengono fatti partire dal campo di lavoro di Fertilia e trasferiti in provincia di Arezzo, precisamente al campo di concentramento di Renicci d'Anghiari.

Renicci


Il campo di Renicci - in funzione dall'ottobre 1942 - è amministrato dai militari della II Armata. Nel luglio del 1943 vi sono rinchiusi 3.888 civili, la maggior parte dei quali arrivata a Renicci dopo essere passata per altri campi (Rab, Gonars, Chiesanuova, ecc.).
Nonostante a Renicci si continui a patire la fame, la maggior parte delle testimonianze descrive le condizioni di vita nel nuovo campo migliori di quelle sperimentate in precedenza nei campi di Molat e Fertilia: in primo luogo si dorme su dei veri e propri letti, mentre il lavoro non è obbligatorio, ma su base volontaria. Inoltre, il trattamento delle guardie del campo risulta meno duro e si segnalano meno abusi15.


Dopo l’arresto di Mussolini avvenuto il 25 luglio 1943 e durante tutti i 45 giorni del governo Badoglio, gli internati di Renicci chiedono più volte la liberazione dal campo. Richieste sempre respinte – anche in virtù degli ordini superiori - dal comandante del campo colonnello Pistone. Anche dopo l’8 settembre – giorno in cui viene reso noto l’armistizio firmato dall’Italia -, il comandante si rifiuta di aprire i cancelli. Il 9 settembre, per sedare una manifestazione di protesta all’interno del campo, i militari italiani spararono sugli internati ferendone 4.
Solo il 14 settembre 1943, dopo che i militari italiani alla vista di una pattuglia tedesca abbandonano in fretta il campo, la maggior parte degli internati può finalmente fuggire da Renicci.


Diversi di loro, dopo giorni di fuga, riescono ad unirsi alle formazioni partigiane locali. Alcuni, dopo aver attraversato il fronte e raggiunto il territorio italiano sotto controllo alleato, rientrano via mare in Jugoslavia e si uniscono alle formazioni titine16.
Tuttavia, non tutti gli ex internati di Renicci si salvano. Nei giorni seguenti alla fuga dal campo, le truppe tedesche riescono a rastrellare nei dintorni di Anghiari circa 700 di loro17, a rinchiuderli di nuovo nel campo di concentramento e ad organizzare per il 23 settembre un trasporto su carri merci diretto in Germania.


Un testimone narra con queste parole le difficoltà di quei giorni: "in seguito alla capitolazione dell'Italia, più precisamente il 14 settembre 1943, si è venuto a sapere che i tedeschi stavano arrivando al campo e quindi noi internati siamo fuggiti in tutte le direzioni. In realtà, prima di noi sono fuggiti i militari italiani, quindi quando li abbiamo visti lasciare il posto abbiamo cominciato anche noi a scappare con loro [...] In un gruppo di 120 persone ci siamo diretti verso Ancona, ma alcuni civili italiani ci hanno detto che avremmo fatto fatica a passare in grossi gruppi e di suddividerci in gruppi più piccoli, così abbiamo fatto. Io mi sono trovato in un gruppo con altri 12 compagni, 6 di Zaton e 6 sloveni. Dopo un peregrinare di 46 giorni siamo stati catturati dai tedeschi e portati a Trieste"18.


Altre testimonianze sottolineano il ruolo svolto dalle forze italiane anche dopo l’armistizio: “ero malato e dopo due o tre giorni girovagando fuori dal campo sono stato ripreso da fascisti e carabinieri e di nuovo riportato al campo di Renicci. In quel campo sono rimasto 15 giorni, poi i fascisti e i carabinieri mi hanno consegnato ai tedeschi19.

Il trasferimento in Germania


Al momento non sono ancora del tutto chiare le modalità del trasporto degli internati di Renicci catturati dai tedeschi e deportati in Germania. Secondo la testimonianza di Stojan Trošt20 furono 700 i “doppi deportati” da Renicci, la maggior parte dei quali destinata al campo di concentramento di Buchenwald21. Incrociando diverse fonti, nel nostro database degli internati abbiamo ricostruito il percorso di circa 400 persone deportate da Renicci, delle quali una trentina quelle provenienti dal campo di Fertilia.


Numerosi i decessi che avvengono nei primi mesi di deportazione, sicuramente anche a causa dei delle precarie condizioni di salute dovute ai precedenti internamenti a Molat e Fertilia. Tra i morti ricordiamo: Mirko Bilić nato a Bettina (Croazia) il 27 ottobre 1922, deceduto a Buchenwald l'8 gennaio 1944; Jovan Ercegović, nato a Rogosnica (Sibenik) il 18 maggio1923, deceduto a Dora il 31 gennaio1944; Josip Friganović, nato a Sibenik il 12 marzo1925, deceduto a Dora il 21 marzo 1944; Klement Jakovčev, nato Bettina il 27 agosto1902, deceduto a Dora il 30 novembre 1943; Niko Lokas, nato a Raslina (Sibenik) il 26 gennaio 1922, deceduto a Dora il 30 gennaio 1944; Ante Maraca, nato a Tisno (Stretto) l'1 giugno 1923, deceduto a Dora il 19 dicembre 1943; Jerko Marinov, nato a Primosten (Capocesto) il 30 settembre1904, deceduto a Dora l'1 gennaio 1944; Ante Tomas nato a Betina (Croazia) il 21 maggio 1907, deceduto a Dora il 10 gennaio 1944; e Mate Zivkovic nato a Raslina, Sibenik, il 22 settembre 1906, deceduto a Laura il 27 gennaio 1944.


Dalle testimonianze e dai documenti, oltre a Buchenwald e ai suoi sottocampi, per i civili passati anche da Fertilia emergono altri e diversi luoghi di deportazione: Flossenburg, Auschwitz, Bergen Belsen, Dachau e Lublino22. Un internato ricorda in particolare il campo di concentramento di Sachsenhausen e quello di Amburgo (probabilmente Neuengamme)23. Alcuni finiscono a Moosburg, un campo per prigionieri di guerra conosciuto con la sigla Stalag VII-A, da dove vengono inviati a lavorare per ripulire le strade e rimuovere le macerie provocate dai bombardamenti alleati, in particolare nella città di Monaco. Il lavoro risulta molto duro e il cibo insufficiente, ma si può contare sui vantaggi garantiti dai campi per prigionieri di guerra, dove ad esempio arrivano i pacchi viveri organizzati dalla Croce rossa americana. Tra questi internati, naturalmente, le speranze di sopravvivenza sono maggiori. Il campo di Moosburg viene liberato dalle truppe americane a fine aprile 1945, alcuni tra gli internati che hanno conosciuto la doppia deportazione italiana e tedesca riescono a rientrare in Jugoslavia tra il giugno e l’agosto del 194524.

Andrea Giuseppini e Marco Abram (2018)


Nota 1

Dichiarazione di Ante Ševerdija e Dichiarazione di Jakov Pesić,, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike424; Dichiarazione di Dice Dean, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 738).


Nota 2
Inteso come Black Maria, ovvero furgone cellulare, dichiarazione di Joakim Kulušić et altri, ( Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 488. Dopo l’occupazione italiana il piroscafo viene requisito e ribattezzato con il nome di “Ammiraglio Viotti”.
Nota 3
Dichiarazione di Joso Cvitan, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 367.
Nota 5
Narcisa Lengel Krizman, “Koncentrancioni logori Talijanskog okupatora u Dalmaciju i Hrvatskom primorju (1941-1943)”, Povijesni prilozi, Vol.2 No.2, 1983,  pp. 56-257.
Nota 6

Dichiarazione di Jakov Pesić, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 424;  Dichiarazione di Joso Cvitan, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 367.


Nota 7
Dichiarazione di Petar Bilušić, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 424; Dichiarazione di Ante Ježina, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 488); Agenzia Laore, Fondo Ente sardo di colonizzazione, Elenco degli internati civili di Fertilia. Primo scaglione; Agenzia Laore, Fondo Ente sardo di colonizzazione, Elenco degli internati civili di Fertilia. Secondo scaglione.
Nota 8
Dichiarazione di Petar Bilušić, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 424.
Nota 9
Dichiarazione di Joakim Kulušić et alii. Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 488).
Nota 10
Dichiarazione di Petar Bilušić, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 424.
Nota 11
Dichiarazione di Joakim Kulušić et alii. ( Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 488; Dichiarazione di Petar Bilušić, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 424.
Nota 12

Dichiarazione di Petar Bilušić, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 424.; Dichiarazione di Joakim Kulušić et alii, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 488.

 


Nota 13
Dichiarazione di Petar Bilušić, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 424.
Nota 14
Agenzia Laore, Fondo Ente sardo di colonizzazione, Internati civili a Fertilia. Prossimo trasferimento.
Nota 15
Dichiarazione di Petar Bilušić Dichiarazione di Ante Ševerdija, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 424; Dichiarazione di Joakim Kulušić et alii, e dichiarazione di Ljubo Gulam, ( Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 488.
Nota 16
Dichiarazione di Ante Ševerdija Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike424.
Nota 17
La cifra di 700 deportati – l'unica al momento disponibile - è riportata in Carlo Spartaco Capogreco, I campi del duce, Torino, 2004, p. 261. Nel nostro database sono documentati poco meno di 400 nomi di internati jugoslavi deportati in Germania dal campo di Renicci. Di questi, una trentina sono quelli provenienti da Fertilia. Restano ancora da chiarire le modalità del trasporto.
Nota 18
Dichiarazione di Petar Bilušić, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 424.
Nota 19
Dichiarazione di Ljubo Gulam, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 488.
Nota 20
Cfr. Carlo Spartaco Capogreco, Renicci. Un campo di concentramento in riva al Tevere, Milano, 2003.
Nota 21
Anche Branko Petričević testimonia di circa 700 deportati. Petričević afferma che i deportati furono inizialmente destinati al campo di concertamento di Norimberga dove trascorsero un periodo 14 giorni prima di essere tutti trasferiti al lager di Flossenbürg. Cfr. la scheda Deportati montenegrini: dal campo di concentramento di Ponza ai lager tedeschi.
Nota 22
International Tracing Service ITS, Bad Arolsen, DE ITS 0.1 Archivnummer 39126004; DE ITS 0.1 Archivnummer 23757790; DE ITS 0.1 Archivnummer 52582952; DE ITS 1.1.5.3 Archivnummer 5692300, DE ITS 1.1.5.3 Archivnummer 6524539; DE ITS 1.1.5.3 Archivnummer 7129598.
Nota 23
Dichiarazione di Ljubo Gulam, Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 488.
Nota 24
Dichiarazione di Ivo Bokan et. Alia, dichiarazione di Ive Bilić Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 488.
Nota 4
Dichiarazione di Ante Ševerdija Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike424; Dichiarazione di Joakim Kulušić et altri, ( Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Državna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione statale per l'accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], br. fonda 110, br. Fascike 488.
AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Stalag
Campo tedesco per prigionieri di guerra. Le condizioni di vita negli stalag erano molto diverse a seconda della nazionalità dei prigionieri (alleati, sovietici, internati militari italiani, ecc.).
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.


Gemeinschaftslager
I Gemeinschaftslager, così come i Wohnlager, erano lager non sorvegliati per lavoratori stranieri, mentre gli Arbeitslager erano sorvegliati. In genere solo per questi ultimi si utilizza il concetto di lavoro forzato, ma attualmente gli storici tendono a rivedere decisamente il concetto di lavoro forzato estendendolo a rapporti di lavoro che solo apparentemente sono liberi ma che di fatto erano forzati. In particolare la discussione attuale tende ad orientarsi verso un concetto di lavoro forzato che comprende questi tre elementi distintivi:
- dal punto di vista giuridico l'impossibilità per il lavoratore di sciogliere il rapporto di lavoro,
- dal punto di vista sociale le limitate possibilità di influenzare significativamente le condizioni del proprio impiego,
- una tasso di mortalità elevato che indica un carico di lavoro superiore alla media e una disponibilità di mezzi di sostentamento inferiore al bisogno effettivo.

si veda [https://www.bundesarchiv.de/zwangsarbeit/geschichte/auslaendisch/begriffe/index.html]
AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Stalag
Campo tedesco per prigionieri di guerra. Le condizioni di vita negli stalag erano molto diverse a seconda della nazionalità dei prigionieri (alleati, sovietici, internati militari italiani, ecc.).
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.


Gemeinschaftslager
I Gemeinschaftslager, così come i Wohnlager, erano lager non sorvegliati per lavoratori stranieri, mentre gli Arbeitslager erano sorvegliati. In genere solo per questi ultimi si utilizza il concetto di lavoro forzato, ma attualmente gli storici tendono a rivedere decisamente il concetto di lavoro forzato estendendolo a rapporti di lavoro che solo apparentemente sono liberi ma che di fatto erano forzati. In particolare la discussione attuale tende ad orientarsi verso un concetto di lavoro forzato che comprende questi tre elementi distintivi:
- dal punto di vista giuridico l'impossibilità per il lavoratore di sciogliere il rapporto di lavoro,
- dal punto di vista sociale le limitate possibilità di influenzare significativamente le condizioni del proprio impiego,
- una tasso di mortalità elevato che indica un carico di lavoro superiore alla media e una disponibilità di mezzi di sostentamento inferiore al bisogno effettivo.

si veda [https://www.bundesarchiv.de/zwangsarbeit/geschichte/auslaendisch/begriffe/index.html]
AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.


AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.