La doppia deportazione

La deportazione dal carcere di Parma


Alla fine del 1942 nel carcere di San Francesco a Parma – un ex convento trasformato in prigione cittadina agli inizi dell’800 – erano detenuti in espiazione di pena 266 civili jugoslavi1

I primi ad arrivare, il 22 febbraio, erano stati 23 montenegrini condannati in diversi processi dal Tribunale militare di guerra con sede a Cettigne (Cetinje) per reati che andavano dalla partecipazione a banda armata, attentato contro le Forze Armate italiane, detenzione abusiva di armi e munizioni, ecc. Ai montenegrini seguirono il mese successivo 13 persone condannate per reati simili dal Tribunale speciale per la Dalmazia. Ad aprile fu la volta di 17 civili sloveni e croati processati dal Tribunale militare di Lubiana.


Gli arrivi a Parma continuarono regolarmente anche durante il 1943. Alla data dell’8 settembre - giorno della capitolazione dell’Italia - i detenuti erano saliti a 524, compresi 36 cittadini greci condannati dal Tribunale militare di guerra dell’XI Armata. Neppure l’occupazione tedesca e la creazione della Repubblica sociale italiana posero fine all’afflusso di detenuti. Il 26 settembre, ad esempio, giunsero dal carcere di Capodistria altri 47 jugoslavi. Alla fine del settembre 1943 sono quindi presenti a Parma, nella “catalogazione” della direzione del carcere, 67 detenuti montenegrini, 79 croati, 168 dalmati, 36 greci, 217 sloveni e croati del Litorale, oltre a 4 persone di cui non è specificata la provenienza2.

Tra i 168 dalmati, nutrito era il gruppo degli spalatini, la cui parabola giudiziaria era in molti casi iniziata con gli arresti effettuati da parte italiana a partire dal novembre del 1941, in occasione dei quali si distinsero per solerzia in particolare il dirigente di polizia De Vincenzi e il maresciallo Franceschetti. Di frequente, nelle dichiarazioni rilasciate dalle vittime di deportazione o dai loro familiari, viene sottolineato il ruolo di delatori locali che operavano al servizio degli italiani in veste di traduttori e, in almeno un caso, anche partecipando attivamente alle torture. I detenuti transitavano generalmente per le carceri cittadine di Solinska Cesta [via Salona] e San Rocco, dove venivano di frequente torturati3.

Alcuni di loro erano giovani studenti ai quali furono inflitte condanne molto pesanti per piccole infrazioni, come aver danneggiato emblemi fascisti o disegnato simboli antifascisti sulle mura cittadine.

Ante Bačić, uno studente della IV classe della Scuola media tecnica di Spalato, fu arrestato dalla polizia italiana nell’aprile 1942 e condannato per “attività sovversiva nelle scuole” a dieci anni di carcere. Secondo la testimonianza della madre, un paio di settimane prima dell’arresto gli agenti della polizia italiana avrebbero fatto irruzione in casa, affermando di agire su segnalazione del preside che accusava il giovane di rifiutarsi di effettuare il saluto fascista e di manifestare sentimenti ribellistici e anti-italiani4. Bačić fu inviato inizialmente in Puglia e poi nel carcere di Parma, prima di essere deportato in Germania

Miljenko Benac fu arrestato a Bakar (Buccari), dove frequentava l’Accademia militare, per aver portato viveri ai partigiani. Condannato a morte dal Tribunale militare di guerra della II armata di Fiume, la pena gli fu poi commutata in ergastolo da scontare nel carcere di Parma da dove venne successivamente deportato in Germania5.

Le condizioni pessime delle carceri spalatine, il loro sovraffollamento e lo scarso vitto furono causa di frequenti malattie. Sebastian Kliškić vi trascorse quasi un anno e mezzo dopo il suo arresto nel novembre 1941, periodo durante il quale fu ricoverato in ospedale almeno due volte, per difterite e tifo. Piantonato in ospedale dai carabinieri, trascorse la degenza a letto, con le gambe immobilizzate da pesanti catene che gli provocarono delle ferite6.

Oltre agli spalatini giunsero nel carcere di Parma diversi giovani provenienti dall’isola di Zlarin, arrestati in massa dal locale comandante della stazione dei carabinieri nel giugno 1942. Della trentina di giovani che furono condannati dal Tribunale speciale della Dalmazia a pene fino a trent’anni per attività sovversive e di supporto ai partigiani, almeno tre di loro subirono la doppia deportazione7.


Dinko Kolak-Prlj, proveniente dal circondario di Sibenik, fu condannato a 18 anni per aver fornito aiuti alle bande armate e per atti verso le forze armate italiane. La vicenda è ricostruita dalle carte processuali. Su indicazione dell’agronomo amministratore del monastero di Dragović – che si dichiarava cattolico, ma contrario agli ustascia – alle cui dipendenze si trovava, Kolak-Prlj avrebbe raccolto e fornito viveri ai partigiani8

Partigiani e fiancheggiatori si sarebbero riconosciuti perché, al momento dell'incontro, gli uni e gli altri avrebbero sfregato un anello contro la manica. Proprio il ritrovamento di un anello a casa dell’imputato fu considerato una prova a carico di Kolak-Prlj che infine confessò.

Anche dichiarazioni anti-italiane pronunciate in un momento di ebbrezza potevano essere motivo di condanne pesanti. Nikola Perić stava discutendo animatamente di comunismo in un’osteria quando entrò un caporale italiano interprete di lingua croata, al quale Perić avrebbe detto le seguenti parole, riportate in sede processuale: “Ho paura di essere arrestato ed internato perché ogni sera gli italiani portano via delle persone. Però a me non mi prendono perché io scappo, quando sarò alla macchia prenderò una mitragliatrice e quando passeranno gli italiani comincerò a sparare”. Riconosciuto colpevole di propaganda comunista e di aver fornito viveri ai partigiani, fu condannato a 9 anni e 18 mesi. Perić, detenuto nel carcere giudiziario di Sebenico, fu deportato in Italia via mare. Sbarcato ad Ancona assieme ad altri prigionieri legati in catene a gruppi di 12 o 139, giunse a Parma nel luglio del 1942.


Le condizioni di vita dei detenuti nel carcere di Parma erano molto pesanti soprattutto a causa dello scarso vitto e del sovraffollamento. I morti furono 12, di cui la metà per tubercolosi polmonare. Un’epidemia che portò anche al trasferimento presso il sanatorio carcerario di Pianosa di almeno una decina di detenuti.

I detenuti politici rigettavano gli aspetti simbolici e pratici della vita carceraria in quanto emanazione dell'autorità del regime: rifiutavano sia di fare il saluto fascista sia di lavorare all’interno del carcere. Rifiuti che erano puniti dal direttore con giorni di isolamento in cella10.

Tuttavia, nonostante le condizioni di privazione, secondo alcune testimonianze, il trattamento sarebbe stato migliore a Parma che in altre carceri fasciste, soprattutto per quanto riguardava la possibilità di comunicazione tra i detenuti.

I cambiamenti politici che si verificano a partire dal 25 luglio 1943 (arresto di Mussolini e insediamento del nuovo governo) non incidono in alcun modo sullo "status" dei detenuti a Parma, né del resto sugli altri detenuti o internati jugoslavi nel nostro paese. Durante i 45 giorni del governo Badoglio nessuno di loro fu quindi liberato.

In quel periodo, su iniziativa dei detenuti comunisti jugoslavi, in carcere si formò un comitato. Secondo la testimonianza di Rudolf Alfirev, nato nel 1905 nella cittadina dalmata di Vodice, già membro di una cellula comunista formatasi nel carcere di Šibenik, i membri del comitato del carcere di Parma avevano un background variegato, sia per estrazione professionale che per provenienza: c’erano uno studente, un avvocato, un meccanico e un contadino11. Il comitato mirava a ottenere sia risultati immediati – migliorare le condizioni carcerarie (dal vitto all’assistenza medica), raccogliere denaro con cui procurarsi generi alimentari – sia strategici, in vista di una futura liberazione. A questo riguardo si cercò di stabilire rapporti con le cellule del partito comunista parmense esterne al carcere.
Alcune iniziative portarono ad effettivi miglioramenti, trovando ascolto presso la direzione del carcere. Inoltre, il comitato organizzò la pubblicazione manoscritta di un notiziario, "Vijesti" [Notizie], e saltuariamente di un foglio umoristico dal titolo “Kibla” [Latrina]12.
Le iniziative del comitato contro ogni forma di lavoro al servizio dell’occupante in quanto collaborazione con il nemico, ebbero minore successo13. In almeno un’occasione, le frizioni su questo punto si spinsero fino all’aggressione fisica di un detenuto accusato di “collaborazionismo”14.

Non è ancora del tutto chiara la dinamica degli avvenimenti che coinvolsero i detenuti politici jugoslavi nel carcere di Parma dopo l’occupazione tedesca dell’Italia.


Tra l’11 novembre e il 19 dicembre 1943, su ordine del comando militare tedesco di Parma, vengono liberati circa 50 detenuti, quasi tutti sloveni, perché siano trasferiti a Lubiana. Nello stesso periodo il direttore del carcere informa il capo della provincia di Parma che il Comando militare tedesco ha chiesto un elenco dei detenuti di nazionalità straniera e annunciato una prossima visita di una commissione di ufficiali tedeschi con il compito di "sottoporre a visita medica i condannati di oltre confine"15. Anche il Governo jugoslavo in esilio viene a sapere che nel carcere di Parma si trovano circa 600 jugoslavi in pessime condizioni, in procinto di essere deportati in Germania16.

Il 23 dicembre 1943, sulla rubrica del carcere di Parma, accanto al nominativo di 325 detenuti “slavi” viene annotata a penna la frase “Liberato su ordine del comando germanico di Parma e trasferito in Germania per lavoro”.

Secondo la testimonianza di Milan Ivančić, fu lo stesso direttore del carcere, da questo ricordato come Peppi, a passare ai tedeschi il controllo dei detenuti jugoslavi17.

I rimanenti 170 jugoslavi furono invece rimpatriati – sempre su ordine tedesco – il 15 gennaio 1944.


Non è chiaro da cosa dipenda questo diverso destino. Secondo alcune testimonianze18, a evitare la deportazione di tutti i prigionieri jugoslavi furono, qui come in altre carceri e campi di concentramento in Italia, le trattative ingaggiate dai rappresentanti della Croce rossa slovena e croata con i tedeschi. Vale la pena di ricordare che, dopo l’8 settembre 1943, uno dei rappresentati della croce rossa croata era il sacerdote Krunoslav Stjepan Draganović19 inviato in Italia per decisione del capo ustascia Ante Pavelić e della chiesa croata.

È possibile cioè che la liberazione e il rimpatrio di una parte dei detenuti jugoslavi possa essere letta alla luce delle nuove alleanze politiche strette nelle zone occupate dall’Italia dopo la capitolazione del nostro paese.


Abram Ćosić, mugnaio analfabeta, padre di 10 figli, proveniente dal villaggio di Graba (nella municipalità di Sinj), arrivato a Parma nel luglio del 1942 dopo una condanna a 10 anni di reclusione per atti di ostilità nei confronti delle Forze armate italiane, è di avviso diverso: ad essere liberati il 15 gennaio 1944 furono i vecchi e i malati che rientrarono in patria sempre con l’intermediazione della Croce Rossa dello Stato indipendente croato20.

Particolare è il destino dei detenuti jugoslavi deportati in Germania dal carcere di Parma. Infatti, mentre quelli prelevati dai tedeschi nelle carceri di Perugia, Sulmona, Capodistria e Pola finirono tutti nei campi di concentramento del Reich, i prigionieri provenienti da Parma furono smistati in diversi campi di lavoro associati alle fabbriche, soprattutto nella regione della Ruhr, campi nei quali le condizioni di vita erano senz’altro meno dure.

Nikola Perić fu inviato inizialmente nella città di Colonia per poi approdare a Essen, dove si trovavano gli stabilimenti della Krupp21. Altri transitarono per Duisburg, da dove furono in seguito inviati in altri campi22. A Duisburg Rudolf Alfirev, Josip Delonga, Ivan Gatara e Jure Grubišić iniziarono a lavorare nel gennaio 1944 per la DEMAG AG Werk23. Ante Bačić fu assegnato al lavoro dapprima presso la Süddeutsche Strassenbahn a Essen-Delving e successivamente per la Rüstungsfabrik (fabbrica di armamenti) della Krupp di Essen, dove rimase fino a marzo 194524

Nella vicina Mülheim an der Ruhr si trovava al lavoro presso la Siemenswerk anche Miljenko Benac. Viktor Lukin e Tome Kranjac furono prima inviati a Forsterbruch (nel quartiere Sterkrade di Oberhausen) e poi a Essen dove rimasero fino alla caduta della Germania25. Nedeljko Janković, dopo essere passato per le carceri di Capodistria e di Parma, diventò un lavoratore forzato del Zivilarbeiterlager Gemeinschaft Lager numero 824 di Essen-Bergerhausen, sempre al servizio dell'industria Friedrich Krupp. Dinko Kolak-Prlj e Mate Bisevac furono inviati alla fabbrica di armamenti Wolf di Buckau nel Magdeburgo26.

Alcuni deportati morirono nei campi, di altri si persero le tracce. Ivan Grubišić morì a 23 anni nel Zivilarbeiterlager di Essen-Borbeck (Weidkamp) della Krupp, dove lavorava nella fabbrica di carri armati in cui era impiegato come lavoratore forzato anche il padre Tomo27.

Molti tornarono in patria dopo la liberazione dei campi, come Nikola Perić che raggiunse la nativa Sinj nell’agosto del 1944. Alcuni lavoratori forzati risultano essere stati liberati e rimpatriati prima della fine della guerra perché diventati inabili al lavoro, come Frane Kuzmarić, mentalmente sofferente a causa dei bombardamenti28. Josip Delonga, ammalatosi di tubercolosi, ritornò da Duisburg nel 1944 come “uno scheletro vivente”29. Altri dichiararono di essere fuggiti dai campi di lavoro, come Grgica Kokan e Milan Ivančić, che in seguito avrebbe aderito alla resistenza30.


Dopo il 15 gennaio 1944, transitarono per un periodo molto breve per il carcere di Parma numerosi altri detenuti jugoslavi. L’ufficio matricola del penitenziario registra l’ingresso di 152 persone, tutte liberate alla fine del mese di febbraio dello stesso anno.

Andrea Giuseppini e Francesca Rolandi (2018)

nota 1
I dati sul numero degli jugoslavi detenuti nel carcere di Parma che qui pubblichiamo sono ricavati da una serie – quasi completa – di rubriche e registri inediti tutt’ora conservati presso l’Istituto di detenzione.
nota 2
Le cifre tengono conto dei deceduti in carcere, dei trasferiti in altri istituti di pena e degli scarcerati per fine pena o indulto. Se teniamo conto solo degli ingressi, alla fine di settembre 1943 erano stati registrati a Parma 656 jugoslavi e 42 greci
nota 3

Dichiarazione di Milan Ivančić, Archivio di stato di Spalato, Spalato, Gradska komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione cittadina per l’indagine sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], HR-DAST-412, 1944, k. 2; Dichiarazione di Matija Reić, Archivio di stato di Spalato, Spalato, Gradska komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione cittadina per l’indagine sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori],  1945, k. 10.


nota 4

Dichiarazione di Anka Bačić, Archivio di stato di Spalato, Spalato, Gradska komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione cittadina per l’indagine sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], HR-DAST-412, 1945, k. 9.


Nota 5
Dichiarazione di Vida Benac, Archivio di stato di Spalato, Spalato, Gradska komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione cittadina per l’indagine sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], HR-DAST-412, 1945, k. 7.
nota 6
Dichiarazione di Sebastian Kliškić, Archivio di stato di Spalato, Spalato, Gradska komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione cittadina per l’indagine sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], HR-DAST-412, 1945, k. 10.
nota 7
Archivio di Stato di Spalato, Spalato, Okružna komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača Šibenik [Commissione distrettuale per l’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori Sebenicco], HR-DAST-411, k. 2 (numero convenzionale).
nota 8
Sentenza nella causa contro Strkalj Milic Viekoslav, Kolak Dinko, Ivka Jeko, 27 maggio 1942, Archivio di Stato di Spalato, Spalato, Okružna komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača Šibenik [Commissione distrettuale per l’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori Sebenicco], HR-DAST-411, k. 3 (numero convenzionale).
nota 9

Dichiarazione di Nikola Perić, Archivio di Stato di Spalato, Spalato, Okružna komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača Šibenik [Commissione distrettuale per l’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori Sebenico], HR-DAST-411, k. 3 (numero convenzionale).


nota 10
Dichiarazione di Milan Ivančić, Archivio di stato di Spalato, Spalato, Gradska komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione cittadina per l’indagine sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], HR-DAST-412, 1944, k. 2.
nota 11
Alfirev Šime Rudolf, Archivio di stato croato, Zagabria, Savez Komunista Hrvatske. Centralni Komitet [Lega dei comunisti croati. Comitato centrale], HR-HDA-1220, Kontrolno-statuarna komisija [Commissione statutaria di controllo], k. 41.
nota 12

Đuro Đurašković, Nikola Živković, Jugoslovenski zatočenici u Italiji 1941-1945, Beograd, Institut za savremenu istoriju, pp. 86-87.


nota 14

Arhivska gradja o našim internircima u logorima Austrije i Nemačke [Materiale archivistico sui nostri internati nei campi austriaci e tedeschi], Archivio di stato croato, Zagabria, Savez Komunista Hrvatske. Centralni Komitet [Lega dei comunisti croati. Comitato centrale], HR-HDA-1220, Kontrolno-statuarna komisija [Commissione statutaria di controllo], k. 13.


nota 13

Đuro Đurašković, Nikola Živković, Jugoslovenski zatočenici u Italiji 1941-1945, Beograd, Institut za savremenu istoriju, p. 87.


nota 15
Archivio centrale dello stato, Roma, Ministero di Grazia e Giustizia, Gabinetto, Archivio generale, RSI 1943-1945, b. 28.
nota 16

Šifrovani telegram [Telegramma cifrato], Archivio della Jugoslavia, Belgrado, Emigrantska vlada [Governo in emigrazione], br. fonda 130, br. fascikle 163.


nota 17
Dichiarazione di Milan Ivančić, Archivio di stato di Spalato, Spalato, Gradska komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione cittadina per l’indagine sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], HR-DAST-412, 1944, k. 2.
nota 18

Si vedano tra gli altri il memoriale non firmato sulla detenzione a Parma conservato presso il Muzej novejše zgodovine Slovenije (Museo nazionale di storia contemporanea, Slovenia. Scatola 114); e l’intervista al pittore montenegrino Mirko Kujacic detenuto a Parma dal 22 febbraio 1942 al 15 gennaio 1944 http://divninitekstovi.blogspot.com/2008/03/u-ateljeu-mirka-kujacica.html.


nota 19

Archivio centrale dello stato, Roma, Ministero di Grazia e Giustizia, Gabinetto, Archivio generale, RSI 1943-1945, b. 23, sf. 3. Nel dopoguerra Draganović fu ritenuto responsabile di aver organizzato la fuga in Sud America di numerosi criminali nazisti, oltre a quella dello stesso Pavelić.


nota 20

Dichiarazione di Abram Čosić, Archivio di Stato di Spalato, Spalato, Okružna komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača Šibenik [Commissione distrettuale per l’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori Sebenico], HR-DAST-411, k. 3 (numero convenzionale).


nota 21
Dichiarazione di Nikola Perić, Archivio di Stato di Spalato, Spalato, Okružna komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača Šibenik [Commissione distrettuale per l’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori Sebenico], HR-DAST-411, k. 3 (numero convenzionale).
nota 22
Archivio di stato croato, Zagabria, Savez Komunista Hrvatske. Centralni Komitet [Lega dei comunisti croati. Comitato centrale], HR-HDA-1220, Kontrolno-statuarna komisija [Commissione statutaria di controllo], k. 41.
nota 23
International Tracing Service ITS, Bad Arolsen, DE ITS 2.1.2.1 Archivnummer 70609584.
nota 24
International Tracing Service ITS, Bad Arolsen, DE ITS 01. Archivnummer 53422515.
nota 25
Odluka o utvrđivanju zločina okupatora i njihovih pomagača [Decisione sull’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], Gori Giuseppe, Archivio di Stato di Spalato, Spalato, Okružna komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača Šibenik [Commissione distrettuale per l’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori Sebenico], HR-DAST-411, k. 2 (numero convenzionale).
nota 26
International Tracing Service ITS, Bad Arolsen, DE ITS 6.3.3.2 Archivnummer 93114857.
nota 27
International Tracing Service ITS, Bad Arolsen, DE ITS 2.2.2.2 Archivnummer 76752155.
nota 28
Dichiarazione di Nikola Perić, Archivio di Stato di Spalato, Spalato, Okružna komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača Šibenik [Commissione distrettuale per l’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori Sebenicco], HR-DAST-411, k. 3 (numero convenzionale). Dichiarazione di Nikola Kuzmanić, Archivio di stato di Spalato, Spalato, Gradska komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione cittadina per l’indagine sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], HR-DAST-412, 1944, k. 2.
nota 29
Odluka o utvrđivanju zločina okupatora i njihovih pomagača [Decisione sull’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], Nijemci [Tedeschi], Archivio di Stato di Spalato, Spalato, Okružna komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača Šibenik [Commissione distrettuale per l’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro collaboratori Sebenicco], HR-DAST-411, k. 3 (numero convenzionale).
nota 30
Dichiarazione di Milan Ivančić, Archivio di stato di Spalato, Spalato, Gradska komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione cittadina per l’indagine sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], HR-DAST-412, 1944, k. 2; Dichiarazione di Matija Reić, Archivio di stato di Spalato, Spalato, Gradska komisija za ispitivanje zločina okupatora i njihovih pomagača [Commissione cittadina per l’indagine sui crimini degli occupanti e dei loro collaboratori], HR-DAST-412, 1945, k. 10.
AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Stalag
Campo tedesco per prigionieri di guerra. Le condizioni di vita negli stalag erano molto diverse a seconda della nazionalità dei prigionieri (alleati, sovietici, internati militari italiani, ecc.).
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.


Gemeinschaftslager
I Gemeinschaftslager, così come i Wohnlager, erano lager non sorvegliati per lavoratori stranieri, mentre gli Arbeitslager erano sorvegliati. In genere solo per questi ultimi si utilizza il concetto di lavoro forzato, ma attualmente gli storici tendono a rivedere decisamente il concetto di lavoro forzato estendendolo a rapporti di lavoro che solo apparentemente sono liberi ma che di fatto erano forzati. In particolare la discussione attuale tende ad orientarsi verso un concetto di lavoro forzato che comprende questi tre elementi distintivi:
- dal punto di vista giuridico l'impossibilità per il lavoratore di sciogliere il rapporto di lavoro,
- dal punto di vista sociale le limitate possibilità di influenzare significativamente le condizioni del proprio impiego,
- una tasso di mortalità elevato che indica un carico di lavoro superiore alla media e una disponibilità di mezzi di sostentamento inferiore al bisogno effettivo.

si veda [https://www.bundesarchiv.de/zwangsarbeit/geschichte/auslaendisch/begriffe/index.html]
AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Stalag
Campo tedesco per prigionieri di guerra. Le condizioni di vita negli stalag erano molto diverse a seconda della nazionalità dei prigionieri (alleati, sovietici, internati militari italiani, ecc.).
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.


Gemeinschaftslager
I Gemeinschaftslager, così come i Wohnlager, erano lager non sorvegliati per lavoratori stranieri, mentre gli Arbeitslager erano sorvegliati. In genere solo per questi ultimi si utilizza il concetto di lavoro forzato, ma attualmente gli storici tendono a rivedere decisamente il concetto di lavoro forzato estendendolo a rapporti di lavoro che solo apparentemente sono liberi ma che di fatto erano forzati. In particolare la discussione attuale tende ad orientarsi verso un concetto di lavoro forzato che comprende questi tre elementi distintivi:
- dal punto di vista giuridico l'impossibilità per il lavoratore di sciogliere il rapporto di lavoro,
- dal punto di vista sociale le limitate possibilità di influenzare significativamente le condizioni del proprio impiego,
- una tasso di mortalità elevato che indica un carico di lavoro superiore alla media e una disponibilità di mezzi di sostentamento inferiore al bisogno effettivo.

si veda [https://www.bundesarchiv.de/zwangsarbeit/geschichte/auslaendisch/begriffe/index.html]
AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.


AEL Arbeitserziehungslager
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Bau-und Arbeits Battallion B.A.B.

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.

I.G. Farben
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
Kriegsgefangenen Arbeitskommando
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
Ispettorato Militare del Lavoro
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
Organizzazione Todt

L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.

Paladino Francesco
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Sauckel Fritz

Fritz Sauckel, nato nel 1894,  era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.

Speer Albert
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Todt Fritz

Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.